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Assistere un familiare significa coordinare attività sanitarie, personali, domestiche e organizzative. Metterle per iscritto in un programma di cura aiuta a renderle visibili, assegnare responsabilità e verificare se il carico è sostenibile. In Italia le cure domiciliari del Servizio sanitario nazionale si basano, quando vengono attivate, su una valutazione dei bisogni e su un piano personalizzato; anche un programma familiare più semplice può seguire la stessa logica: bisogni, obiettivi, attività, persone coinvolte, tempi e verifiche [1][2].
Un programma di cura è uno strumento pratico che raccoglie ciò di cui la persona assistita ha bisogno, le attività da svolgere, chi se ne occupa e con quale frequenza. Può essere un foglio, una tabella condivisa o il modello scaricabile proposto da TENA Italia. Deve essere comprensibile e facile da aggiornare.
Il programma familiare non sostituisce il Piano Assistenziale Individuale o altri documenti predisposti dai servizi sanitari e sociali. Può però aiutarti a coordinare la vita quotidiana e a portare informazioni più ordinate agli incontri con il medico di famiglia, l'infermiere, il Distretto o i servizi sociali. Nell'assistenza domiciliare italiana, il piano personalizzato definisce bisogni, interventi, professionisti coinvolti e continuità dell'assistenza [1][2].
Il caregiving riguarda una parte rilevante della popolazione italiana: i dati EHIS 2019 richiamati dalla Camera dei deputati indicano oltre 7 milioni di caregiver familiari. Rendere visibile il lavoro di cura è quindi importante anche per riconoscere quando servono aiuti esterni [3].
Prima di compilare il programma, prova a rispondere a queste domande:
Quando i bisogni sono complessi, chiedi al medico di famiglia o al Distretto/ASL come accedere alla valutazione multidimensionale e alle cure domiciliari disponibili nel tuo territorio. I servizi e le modalità di accesso possono variare tra Regioni e Comuni [1][4].
Coinvolgi la persona assistita nelle decisioni ogni volta che è possibile, rispettandone preferenze, autonomia e consenso. Nei progetti assistenziali personalizzati, obiettivi, interventi, risorse, persone coinvolte, tempi e verifiche vengono definiti insieme alla persona e al caregiver [4].
Per alcuni giorni annota ciò che fai realmente. In questo modo puoi vedere il volume complessivo del lavoro e distinguere ciò che deve essere svolto ogni giorno da ciò che può essere programmato con minore frequenza.
Attività quotidiane di cura
Attività quotidiane collegate
Attività periodiche o occasionali
TENA Italia propone una lista simile nel proprio modello del programma di cura, distinguendo attività di assistenza quotidiana, mansioni correlate e altre incombenze.
Quando l'elenco è completo, indica per ogni attività la frequenza, la persona responsabile e un eventuale sostituto. Se il compito richiede formazione o competenze sanitarie, chiedi istruzioni al professionista di riferimento e non affidarti all'improvvisazione [5].
Per coinvolgere altre persone:
Nei percorsi territoriali, il contributo del caregiver può essere esplicitato nel PAI insieme alle prestazioni, agli ausili e ai supporti forniti dai servizi. L'impegno deve poter essere rivisto quando cambiano le condizioni della persona o del caregiver [6].
Puoi organizzare il programma con colonne essenziali: attività, frequenza, orario, responsabile, contatto utile e note. Se utilizzi il modello TENA Italia, completalo insieme alle persone che partecipano all'assistenza e conserva una copia in un luogo accessibile.
Per mantenerlo utile:
Il programma non è realistico se occupa tutto il tuo tempo. Il Ministero della Salute ricorda che la somma degli impegni assistenziali, familiari e lavorativi può provocare affaticamento fisico e psicologico e che il caregiver deve poter ricevere informazione, formazione e sostegno [5].
Prevedi quindi attività concrete anche per te:
Se stress, insonnia, tristezza o ansia persistono e interferiscono con la vita quotidiana, parlane con il medico. I servizi territoriali possono offrire orientamento, formazione, sostegno psicologico e interventi di sollievo, secondo l'organizzazione locale [5][7].
Un programma di cura deve cambiare insieme ai bisogni della persona assistita e alle possibilità di chi la aiuta. Stabilite una data di verifica, per esempio una volta al mese, e rivedetelo subito dopo un ricovero, una caduta, una variazione importante dell'autonomia o un cambiamento nella rete familiare.
Durante la revisione controlla se occorre:
Anche il PAI può essere aggiornato quando un cambiamento stabile modifica l'impegno del caregiver o le necessità assistenziali. Segnala tempestivamente queste variazioni ai servizi che seguono la persona [4][6].
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[1] Ministero della Salute. Assistenza domiciliare. Aggiornato il 14 gennaio 2025. Leggi qui
[2] Ministero della Salute. Assistenza Domiciliare Integrata ADI. Leggi qui
[3] Camera dei deputati, Servizio Studi. Normativa e dati statistici sui caregiver familiari; dati ISTAT EHIS 2019. Leggi qui
[4] Regione Emilia-Romagna. I servizi per i caregiver. Leggi qui
[5] Ministero della Salute. La prevenzione delle recidive di malattia vascolare cerebrale, sezione dedicata alla figura del caregiver. Leggi qui
[6] Regione Emilia-Romagna. I diritti e gli impegni del caregiver e misure di sostegno. Leggi qui
[7] Regione Emilia-Romagna. Sostegno al caregiver familiare. Leggi qui
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